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“Parlami”. Come stimolare il linguaggio nei bambini. Iniziamo a parlare (davvero) con loro. Scopri di più nell’approfondimento della dott.ssa Azzurra Morrocchesi.

“La parola è la chiave fatata che apre ogni porta”, come scriveva Don Milani. Sono passati molti anni da quelle lettere, ma sembra che oggi valga la pena soffermarsi di nuovo a riflettere sull’importanza che ricopre fin dalle prime fasi dello sviluppo, la parola. Essa deriva da lògos, un termine greco che indica la «parola» così come essa si articola nel discorso, e quindi anche il «pensiero» che si esprime attraverso la parola.

Ecco la riflessione: stiamo forse stiamo assistendo ad una perdita delle parole nei bambini, negli adolescenti e anche in noi adulti?

Partiamo dai bambini e dall’importanza che riveste un ambiente stimolante nel favorire lo sviluppo del loro linguaggio. Nell’interazione con loro, noi adulti svolgiamo un ruolo cruciale: in un circolo virtuoso di sintonizzazioni positive, il bambino ascolta le parole pronunciate correttamente dall’adulto e, incoraggiato, si cimenta nella loro sperimentazione, imparando pian piano a pronunciarle correttamente a sua volta. Ma questo richiede del tempo.

La tendenza alla semplificazione, però, spesso ci spinge a porre domande ai nostri bambini che implicano come risposta il classico “sì” o “no” – funzionale, ok – ma che ci priva della possibilità di avviare e proseguire un’interazione comunicativa con loro. Le domande “a scelta” invece lasciano più spazio alla possibilità di avviare una conversazione e di apprendere parole nuove, perché permettono al bambino di valutare tra almeno due cose, come ad esempio: “Vuoi il latte o preferisci l’acqua?”. Questo gli offre una semplice opportunità per prendere il turno nella conversazione.

Oltre a ciò, fornire una scelta al bambino gli dà una sensazione di maggior controllo, e questo lo incoraggia a provare più spesso ad avviare conversazioni. Abbiamo dunque “il potere” di aiutare i nostri bambini nello sviluppo della comunicazione già quando iniziano ad utilizzare le prime parole. Come? Aggiungendo qualche parola al discorso e usando parole diverse per espandere il messaggio che lui ci comunica. Ai bambini serve un vocabolario minimo composto da circa 50 parole per essere pronti a fare le prime combinazioni e iniziare a produrre le prime frasi. Noi genitori per primi dobbiamo essere dei parlatori, disposti a comunicare e a far giungere al bambino i nostri pensieri fatti di parole che si combinano tra loro, e formano frasi.

Stiamo assistendo invece alla nascita di un essere umano sociale “moderno”, che trova sempre meno utile l’impiego delle parole in una quotidianità fatta di emoticon, messaggi brevi e sbrigativi, di rapida diffusione, nella direzione di una sempre maggior carenza lessicale.

Un lessico limitato restringe ad esempio la possibilità di descrivere, dettagliare, e questo in termini comunicativi è una grande perdita. E dunque, cosa possiamo fare noi, genitori di oggi, in una società in cui sembra che si stiano “perdendo le parole”? Possiamo parlare (davvero) con i nostri bambini fin da piccoli e in tutte le fasi che accompagnano l’acquisizione e lo sviluppo del linguaggio.

Ecco qualche consiglio. Nelle situazioni routinarie quotidiane – come ad esempio vestirsi, mangiare, lavarsi, andare a dormire – possiamo mostrare loro il piacere di comunicare. Queste attività infatti sono caratterizzate da una ripetitività che si riflette anche nelle espressioni verbali, che attivano precise aspettative nel bambino e la possibilità quindi di anticipare gesti e parole.

Per questo motivo costituiscono un ottimo contesto di interazione e stimolazione del linguaggio. Ma in realtà possiamo sfruttare tutti i contesti che si creano durante la giornata per parlare con i nostri bambini. Come? Descrivendo e raccontando ciò che ci circonda, attraverso l’utilizzo di un linguaggio semplice ma corretto, cercando di non semplificare le parole, parlando in modo chiaro e scandito, non affrettato.

Stimolate il bambino a riprodurre la parola o il suono corrispondente ad un significato, gioite con lui per ogni suo tentativo comunicativo, parlate delle esperienze vissute utilizzando delle immagini, come le foto scattate in quella circostanza.  È importante rinforzare qualsiasi tentativo linguistico del bambino, gratificandolo e aiutandolo a raggiungere la forma corretta. E quando non capite ciò che il bambino vi sta provando a dire, non colpevolizzatelo ma cercate di aiutarlo a spiegarsi meglio.

Parlare è un gioco a due.

Azzurra Morrocchesi, logopedista

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