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Perché il disturbo ossessivo-compulsivo viene detto anche “disturbo della fiducia”. Scopri di più nell’approfondimento della dott.ssa Sara Martinelli

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è un quadro pervasivo caratterizzato dalla presenza persistente ed intrusiva di pensieri, definiti ossessioni, che implicano livelli di ansia significativi ed invalidanti, e comportamenti ripetitivi, detti compulsioni, finalizzati a neutralizzare l’ansia e/o a prevenire il verificarsi di eventi negativi temuti.

Il disturbo ossessivo-compulsivo può essere concettualizzato come “disturbo della fiducia” in quanto le persone con  DOC tendono ad essere fortemente sfiduciate verso se stesse e riguardo alla propria esperienza interna.

Varie ricerche hanno infatti evidenziato in questi pazienti una scarsa fiducia nella propria memoria e in merito ai propri sensi (Radomsky e Rachman, 1999; van den Hout e Kindt, 2002).

A tal proposito è stata proposta una teoria (Aardema et al., 2003, 2007; O’Connor & Robillard, 1995, 1999) secondo la quale alla base del sentimento costante di sfiducia ci sarebbe una disfunzione cognitiva, definita Inferential Confusion, ovvero una forma di elaborazione delle informazioni caratterizzata da sfiducia nei confronti delle informazioni provenienti dai propri sensi (tatto, vista, udito, olfatto, gusto) e da un eccesso di fiducia per quanto riguarda invece gli scenari e le possibilità che il paziente immagina.

La difficoltà a fidarsi di se stessi sembra essere correlata a bassi livelli di autostima, e presenza di insicurezza che riguarda le proprie capacità e risorse. Fidarsi di se stessi vuol dire fidarsi del proprio giudizio, dei segnali che il corpo ci manda e della sua capacità di guidarci, e del funzionamento della propria mente; in merito a quest’ultimo aspetto si potrebbe quindi parlare della presenza, in questi pazienti, di un deficit metacognitivo che si manifesta nella difficoltà di discriminare tra fatti reali e proprie, personali rappresentazioni dei fatti.

Nel caso del disturbo ossessivo-compulsivo, infatti, i pensieri sembrano quasi non distinguibili dai fatti reali e si assiste quindi ad una fusione tra pensiero e azione per cui la persona crede che se ha un pensiero negativo, quello che pensa accadrà realmente, e che il pensiero condurrà all’azione e quindi quello che si pensa sarà davvero messo in atto nella realtà. Si evidenza, dunque, anche una sfiducia legata alle proprie intenzioni, soprattutto riscontrabile in coloro che temono di nuocere a qualcuno, facendo emergere una significativa connessione tra timore di colpa per irresponsabilità e sfiducia nella propria memoria.

Il dubbio e il rimuginio continui, tipici del DOC, portano ad una difficoltà ad ordinare pensieri ed emozioni per cui il pensiero “si blocca”,  e costringe così la persona a continue verifiche. Si sperimenta un senso costante di insicurezza e vulnerabilità e si ha la sensazione di poter commettere azioni dalle conseguenze catastrofiche e inaccettabili in seguito a dimenticanze e distrazioni. La persona, non potendosi fidare di se stessa, si sente particolarmente in pericolo e avverte che i vissuti normalmente gestibili dagli altri, sono invece per lei di particolare minaccia ed imprevedibilità, percependo una probabilità di rischio molto più alta.

Questo implica una significativa difficoltà ad evitare o posticipare la reazione automatica finalizzata a fronteggiare lo stato disturbante ed il verificarsi dello scenario temuto e di rischio, richieste continue di rassicurazioni a familiari e amici o il coinvolgimento attivo degli stessi nel mettere in pratica tutte quelle azioni rispetto alle quali si teme di poter avere dimenticanze e/o commettere omissioni. Questi comportamenti, insieme all’evitamento spesso agito riguardo situazioni e contesti temuti, vengono definiti comportamenti protettivi e assumono la funzione di strategie compensative messe in atto al fine di ridurre il senso di vulnerabilità dato dal costante sentimento di sfiducia e impotenza.

Sara Martinelli, tages, centri clinici tages

BIBLIOGRAFIA

  • Dèttore, D. (2002). Il disturbo ossessivo-compulsivo. Caratteristiche cliniche e tecniche di intervento. Milano: McGraw Hill
  • Mancini F. (a cura di) (2016). La mente ossessiva. Curare il Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Milano: Raffaello Cortina Editore
  • Melli, G. (2018). Vincere le ossessioni. Capire e affrontare il Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Trento: Centro Studi Erickson
  • Wells, A. (2018). Terapia metacognitiva dei disturbi d’ansia e della depressione. Trento: Centro studi Erikson.

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