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Famiglie ricomposte: il ruolo del terzo genitore“. Scopri di più nell’approfondimento della dott.ssa Elisa Manfredini.

Le separazioni e i divorzi frequentemente possono portare alla nascita di nuove forme di famiglia, le famiglie miste o ricomposte, che riguardano quelle situazioni in cui una coppia convivente forma un nuovo nucleo familiare che include anche i figli dell’altro partner o di entrambi.

Le famiglie miste, oltre ad essere costituite da “pezzi” delle precedenti famiglie, possono includere anche membri che non provengono da precedenti nuclei familiari, ne sono un esempio i bambini nati nella nuova famiglia o i partner che non avevano una precedente unione; sono casi di famiglie “ri-composte” perché i nuovi membri che entrano nella famiglia, pur non sostituendosi ai precedenti, si uniscono creando un sistema più complesso di relazioni.

Nell’arco degli anni il concetto di famiglia è dunque cambiato al modificarsi della sua struttura ma non cambia il significato che associamo a questo concetto, secondo Minuchin (1976) infatti la famiglia è un gruppo di persone che condivide una storia unito da un legame di sangue o da un impegno di accudimento reciproco.

Le famiglie miste per poter funzionare devono confrontarsi e affrontare due sfide peculiari che riguardano l’elaborazione della perdita e l’aumento della complessità relazionale.
Esse infatti arrivano dalla storia di perdita di un precedente legame che richiede il superamento dei sentimenti di dolore, rabbia, colpa, ma anche il recupero graduale della speranza e delle aspettative.

La fine di una storia familiare infatti non è sancita dal divorzio legale ma si realizza piuttosto con il “divorzio emotivo” che è necessario per reinvestire nella formazione di una nuova coppia (Oliviero Ferraris, 2016). L’elaborazione psichica del divorzio è uno dei principali fattori di successo o di problematicità della riorganizzazione delle relazioni e della funzionalità genitoriale nella nuova famiglia: per costruire una seconda famiglia bisogna infatti staccarsi dalla precedente, anche se questo non significa disconoscere il passato (Andolfi & Mascellani, 2019) .

La sfida principale indotta dalla complessità delle famiglie ricomposte è invece rappresentata dal dover costituire una identità familiare e far si che tutti i membri possano sviluppare un senso di appartenenza ad essa, senza avere una storia pregressa comune e condivisa (Malagoli Togliatti & Lubrano Lavadera, 2002).

Le dinamiche psicologiche delle famiglie ricomposte implicano modalità che non coincidono con quelle tipiche delle famiglie nucleari classiche: i ruoli possono essere infatti meno chiari perchè meno definiti in anticipo, in particolare questo è evidente nella posizione del terzo genitore o genitore aggiunto che si trova spesso a ricoprire un ruolo a metà fra l’essere un intruso e l’essere un genitore di “riserva”.

Esso infatti si deve relazionare non soltanto col partner che ha scelto, ma anche con i suoi figli e dunque con una storia precedente che comprende una serie di memorie, regole non scritte, dinamiche consolidate e abitudini che gli altri membri conoscono e che identificano il nucleo familiare ma che l’ultimo arrivato ignora.

Tali consuetudini del passato costituiscono non solo l’identità della precedente famiglia ma anche l’identità stessa dei figli, e il terzo genitore deve imparare a muoversi all’interno di questo intreccio cercando allo stesso tempo di creare una propria posizione e un modello di comportamento accettabile. Spesso si trova inoltre ad affrontare le difficoltà legate alla rinuncia della propria intimità e quotidianità per entrare in una casa non propria; ecco che facilmente le dinamiche emotive e gli schemi culturali delle singole persone entrano in conflitto con le dinamiche del gruppo preesistente (Oliviero Ferraris, 2016).

L’ambiguità del ruolo del genitore aggiunto è dunque una delle maggiori difficoltà che le famiglie ricomposte possono incontrare perchè se da una parte non ci sono obblighi legali, dall’altra le implicazioni emotive e la quotidianità dicono l’opposto.

Secondo Hetherington (1992) in particolare il terzo genitore rischia di commettere due errori: pretendere di svolgere fin dall’inizio il ruolo genitoriale o, al contrario, comportarsi in modo distaccato come se fosse un ospite in visita. Egli infatti sa di non doversi sostituire al genitore separato ma, essendo un adulto, si trova automaticamente in una posizione educativa ed è investito di una serie di doveri nei confronti dei figli del partner senza però poter accampare dei diritti. Il terzo genitore può contribuire al consolidamento della sua relazione coi figli del partner se saprà entrare nella relazione in punta di piedi, impegnandosi a instaurare inizialmente un rapporto amichevole e affettuoso e rimandando a un secondo momento la possibilità di occuparsi degli aspetti normativi tipici della funzione genitoriale (Andolfi & Mascellani, 2019).

Il terzo genitore deve quindi giocare un ruolo basato sul lento instaurarsi della fiducia, della stima e dell’affetto; il legame che si instaura non si baserà tanto su un rapporto di filiazione ma di affiliazione in quanto contiene una funzione educativa che deve essere riconosciuta dalle parti coinvolte. Nelle famiglie miste il legame di genitorialità è dunque esclusivamente affettivo ed è la qualità umana del genitore che si prende cura dei figli ad avere un valore per la loro evoluzione.

Per sviluppare delle relazioni affettive ci vuole tempo e il processo di stabilizzazione della famiglia ricomposta è graduale. Un fattore importante che incide sul consolidamento dei legami è dato dell’età dei figli.

Quando i bambini hanno un’età inferiore ai 6 anni mostrano una maggiore facilità ad accettare il nuovo partner come terzo genitore e l’inserimento è più facile, similmente fra i 6 e gli 11 anni, dopo una prima fase di criticità, sono rassicurati dalla sua presenza se questo si pone alla giusta distanza. Il compito del terzo genitore è più complesso quando i figli hanno fra gli 11 e i 18 anni perché la fase di sviluppo implica la ricerca di autonomia e indipendenza dalla famiglia e non sono nella posizione di stabilire forti legami con un nuovo membro. Dopo i 18 anni invece i tardo adolescenti sono generalmente per lo più rassicurati dalla presenza del partner del proprio genitore così da evitare di dover svolgere nei suoi confronti una funzione supportiva (Oliviero Ferraris, 2016).

Molte altre variabili influenzano il consolidamento dei legami e sono legate alla configurazione delle famiglie miste che può essere molteplice, basta pensare a quanto cambiano le dinamiche psicologiche e relazionali quando il genitore aggiunto è la compagna del padre piuttosto che il compagno della madre, o ancora quando solo uno dei due partner ha già dei figli o se la nuova famiglia necessita l’instaurarsi di un legame anche fra fratellastri, o se la nuova coppia avrà dei figli propri oltre a quelli già presenti; molto dipende anche dalla qualità dei rapporti fra gli ex coniugi e dalla capacità di gestire l’affidamento dei figli in comune.

Nonostante ogni famiglia mista abbia una storia e una struttura unica, ci sono secondo Oliviero Ferraris (2016) degli atteggiamenti e dei principi di cui il terzo genitore deve tenere conto per facilitare il legame coi figli del partner:

Essere empatico: significa immaginare i cambiamenti dalla prospettiva dei figli e quindi comprendere le reazioni, i pensieri e le difficoltà che avremmo provato se fossimo stati al loro posto.

Non stare sulla difensiva: vuol dire non reagire in modo difensivo o contro-attaccare quando un ragazzino ci mette alla prova criticandoci o attribuendoci colpe, spesso questi attacchi esprimono tristezza, paura o gelosia.

Evitare di giudicare: non dare giudizi negativi e non fare confronti con altre situazioni simili è importante soprattutto nei primi tempi e favorisce un buon legame.

Essere ben disposto: Accettare i figli del partner per quello che sono senza insistere affinché adottino i nostri modi nel fare le cose. Significa inoltre rispettare la loro storia familiare e il loro bisogno di avere buoni rapporti con entrambi i genitori.

Essere aperto al cambiamento: la famiglia mista è il risultato di una ristrutturazione del sistema familiare, è necessario essere flessibili e vedere le crisi sia come un processo fisiologico sia come opportunità di crescita.

Avere un’identità salda: Avere fiducia nella propria capacità di affrontare le difficoltà e accettare i propri limiti e difetti è di grande aiuto per affrontare le criticità senza diventare rigidi e dover dimostrare di avere ragione. Questo è importante per evitare di inasprire i rapporti piuttosto che risolverli.

Non assumersi responsabilità che non competono: il terzo genitore non è responsabile degli stili di vita e delle abitudini dei figli dell’altro. Può avere una funzione di sostegno alla funzione genitoriale del partner ma non sostituirsi ai genitori biologici.

Elisa Manfredini, psicologa, tages, centri clinici tages, professionisti

BIBLIOGRAFIA

  • Andolfi M., Mascellani A. (2019). La coppia nella famiglia ricostruita. In Intimità di coppia e trame familiari, Raffaelo Cortina Editore, Milano
  • Hetherington E.M. (1992), Coping with marital transition. In Monographs of society for
  • research in child development, 57, pp. 1-14
  • Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A. (2002). Dinamiche relazionali e ciclo di vita
  • della famiglia, Il Mulino, Bologna
  • Minuchin S. (1976). Famiglie e terapia della famiglia, Astrolabio-Ubaldine Editore,
  • Roma
  • Oliviero Ferraris A. (2016). Il terzo genitore. Vivere coi figli dell’altro, Raffaello Cortina Editore, Milano

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