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“MBCT FOR OCD”: il protocollo per il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo attraverso il metodo della consapevolezza. Scopri di più nell’approfondimento della dott.ssa Sefora di Natale.

Il protocollo MBCT FOR OCD (Mindfulness-Based Cognitive Therapy for Obsessive-Compulsive Disorder) è un programma per il trattamento del Disturbo Ossessivo-Compulsivo, recentemente sviluppato dal dott. Fabrizio Didonna (2018) e supportato da crescenti evidenze scientifiche.

Chi di noi non ha mai sperimentato un senso di prigionia rispetto ai propri pensieri?
Chi di noi non si è mai sentito dominato, spaventato, disturbato e invaso da alcuni dei tanti pensieri che la nostra mente è in grado di produrre costantemente?
Chi di noi non accetterebbe l’aiuto di chi promette l’immediato sollievo da emozioni difficilmente tollerabili e l’illusione di una libertà tanto desiderata?

Trattare il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) significa comprenderne non solo la fenomenologia, ma anche l’esperienza personale di sofferenza di chi, con difficoltà, riesce a richiedere un trattamento specifico per tale disturbo. Ciò che è importante sottolineare è che, quando parliamo di DOC, ci riferiamo ad un continuum che vede ai propri estremi i concetti di normalità e di patologia, cosı̀ come è necessario considerare la presenza di diversi livelli di disagio percepito, di invalidazione e di utilità dei sintomi.

Gli elementi costitutivi del DOC, che estrapoliamo dalla sua definizione, comprendono: ossessioni (involontarie), che si esprimono a volte sotto forma di pensieri, immagini, suoni, impulsi e/o dubbi di cui il soggetto non sperimenta il controllo; interpretazioni (volontarie) metacognitive, cioè le valutazioni del pensiero, come ad esempio: “Se l’ho pensato allora vuol dire che lo desidero”; rituali mentali e non (volontari), che vengono messi in atto al fine di neutralizzare le emozioni difficilmente tollerabili.

Il modello


Il concetto, ben espresso dal modello MBCT per DOC, trova riscontro nella formulazione cognitivo-evoluzionistica del disturbo presentata dal dott. Didonna. Il modello infatti spiega che la presenza di uno stimolo iniziale, innocuo e involontario, assume la forma di pensiero intrusivo, dubbio, immagine, sensazione fisica o percezione, divenendo oggetto di un’immediata valutazione negativa ed attivando nella persona una percezione di pericolo/minaccia.
L’autore sottolinea come, a mediare tra lo stimolo e la valutazione, intervengano i cosiddetti bias cognitivi. I deficit di mindfulness (Didonna, 2018), così concettualizzati dallo stesso autore, assumono la forma di modalità rimuginanti di pensiero, bias attentivi, fenomeni di fusione/pensiero azione o pensiero/evento, bias di non accettazione (come ad esempio l’intolleranza dell’incertezza), auto-invalidazione percettiva e bias interpretativi (metacognitivi) relativi ai propri stati interni.
La conseguenza di tale valutazione negativa porta inevitabilmente allo sperimentare una iper-attivazione disfunzionale del nostro sistema protettivo (Gilbert, 2010): la minaccia è adesso percepita, rendendo necessaria l’attuazione dei comportamenti protettivi (evitamento, rituali, rassicurazioni, attenzione selettiva, soppressione del pensiero) al fine di ridurre ed eliminare emozioni difficilmente tollerabili come ansia, vergogna, disgusto, colpa e tristezza.

Dall’analisi del modello appena descritto, risulta chiaro come la mediazione dei bias cognitivi (o deficit di mindfulness) giocano un ruolo chiave nel mantenimento del disturbo. In questi termini, il training MBCT for OCD ha proprio l’obiettivo di aiutare il paziente DOC a potenziare quelle abilità di mindfulness (decentramento-disidentificazione, auto-compassione, non giudizio, validazione percettiva) al fine di favorire l’attivazione di un altro sistema di cui siamo in possesso, quello calmante (Gilbert, 2010). La persona viene dunque accompagnata ad autoregolare sistemi importanti, come quello auto-protettivo e motivazionale, in grado di favorire sensazioni di calma, sicurezza e fiducia, anche in presenza di quegli stimoli iniziali considerati precedentemente “pericolosi” (Didonna, 2018).

Il DOC come disturbo della fiducia

Un aspetto fondamentale presente in tutti coloro che soffrono di DOC è la sfiducia verso gli elementi che caratterizzano la propria esperienza interna. Nel modello sopra descritto, infatti, il ricorrere costantemente a comportamenti protettivi (come per esempio, rituali, evitamenti o rassicurazioni) porta la persona a perdere progressivamente la fiducia nei confronti della propria memoria (viene rafforzato il dubbio), le proprie percezioni sensoriali, le proprie intenzioni, la propria attenzione e, infine, come conseguenza si ha una sfiducia generalizzata nei confronti delle proprie azioni.

Il dott. Fabrizio Didonna, infatti, fornisce una definizione specifica per il concetto di fiducia: “la fiducia è un sentimento di apertura, sicurezza, accettazione e positività verso la vita e il mondo, nonché di confidenza nei confronti delle proprie emozioni e sentimenti, dei propri bisogni e intenzioni, sensazioni e azioni” (Didonna, 2018; 2019).

Avere fiducia in noi stessi implica percepirci come persone affidabili e in grado di fronteggiare situazioni valutate come rischiose e/o minacciose, le quali richiedono un senso di apertura, sicurezza, accettazione e positività verso la vita e il mondo. Più si è consapevoli dei nostri bisogni, delle nostre intenzioni e delle nostre risorse, sviluppando una confidenza sempre più generale rispetto alle nostre percezioni e memorie, più saremo in grado di percepirci persone “fiduciose”.

In questi termini, chi soffre di DOC è manchevole, a vari livelli, proprio di questa fiducia.

La struttura del programma MBCT per DOC

Il programma “Mindfulness-Based Cognitive Therapy for Obsessive-Compulsive Disorder” affonda le sue radici in altri protocolli basati sulla mindfulness, come l’MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) di Jon Kabat-Zinn (1990), l’MBCT (Mindfulness-Based Cognitive Therapy) di Segal, Williams e Teasdale (2014), la Compassion Focused Therapy di Gilbert (2010) e l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) di Steven Hayes (2012), alla quale ricorre per l’uso delle metafore.

Come ogni trattamento psicoterapico, l’MBCT for OCD rappresenta un percorso che richiede impegno e costanza, requisiti imprescindibili per un possibile inserimento nel gruppo terapeutico.

Il programma è composto da 11 sedute, ognuna delle quali prevede di affrontare un tema specifico, delineato da elementi chiave, legato alla problematica ossessivo-compulsiva.

Come si evince chiaramente dalla tabella, il programma accompagna in modo graduale la persona ad affrontare il nucleo del suo problema, dalla comprensione dei meccanismi del funzionamento del disturbo ossessivo-compulsivo (concettualizzato come disturbo della fiducia) (Didonna, 2018), alla sperimentazione personale di come la mindfulness possa rappresentare uno “strumento” valido per riconquistare la propria “libertà”.

I temi vengono presentati con chiarezza e discussi ampiamente, offrendo numerose possibilità di confronto e di dialogo all’interno del gruppo, facilitandone la comprensione e la messa in pratica.
Vengono rimarcati costantemente i benefici della consapevolezza, tra cui quello di “calmare la mente”, a cui sono legati i seguenti effetti: una riduzione sostanziale dell’attività rimuginativa; il potenziamento delle funzioni di decentramento, disidentificazione e defusione rispetto ai propri pensieri; miglioramento dell’auto-regolazione attentiva; e sviluppo, a diversi livelli, dell’aspetto metacognitivo (volto a non dare significati continui ai contenuti mentali).

Il paziente impara, facendone esperienza diretta, a sviluppare accettazione nei confronti della propria esperienza interna che, il più delle volte, non può essere cambiata, al fine di diventare sempre più abile a dirigere le proprie intenzionalità ed energie verso ciò che, invece, della propria vita, può essere modificato.
Il cuore del programma ruota intorno al concetto della “fiducia”, come si evince dall’analisi del modello, una fiducia che chi soffre di Doc sembra aver perso a causa delle continue compulsioni e degli innumerevoli evitamenti che è costretto a mettere in atto per evitare il proprio stato temuto.

La persona con DOC ha perso la sua “libertà” e questa verità viene rinnovata ogni volta che cede a una compulsione o evitamento. Ecco necessario, dunque, lavorare affinché il ritorno ad essa sia possibile. Ma, in termini più generali, è impossibile essere veramente liberi senza assumersi le responsabilità e i rischi connessi ad essa.

Il tema della responsabilità è anch’esso centrale nel programma MBCT for OCD. Riflettendo sui concetti condivisi all’interno del gruppo e facendone pratica meditando, il paziente impara che uno dei modi migliori per sviluppare un senso di fiducia autentico in se stesso e nella vita, è proprio quello di decidere di assumersi dei rischi utili e costruttivi in relazione ai propri scopi, desideri e intenzioni di vita (Didonna, 2018).

Per concludere, il percorso MBCT for OCD è la possibilità che il paziente ossessivo si concede per imparare ad avere una relazione nuova con se stesso e con la propria sofferenza, a fronte della quale sono state spese energie (per anni) nel combatterla, evitarla e/ o rifiutarla. Una lotta che ha esteso anche a se stesso, diventando critico e giudicante nei confronti della propria persona e del proprio sentire, a fronte di un senso di scoraggiamento e delusione generale. A tal proposito, il programma prevede, nelle ultime sedute, che venga condiviso e discusso il tema dell’auto-compassione e dell’auto-perdono, come modalità che si contrappongono a un atteggiamento giudicante e aggressivo alimentato all’interno della problematica ossessivo-compulsiva. Risulta importante imparare a sviluppare una profonda sensibilità e gentilezza verso la propria sofferenza e quella degli altri, e fare questo, il più delle volte, richiede la necessità di accettare quello che è stato il nostro passato e le nostre scelte, in vista di una profonda accettazione della nostra umanità.

Le Pratiche Mindfulness

Il cuore dell’intero programma, nonché il suo fondamento, è la pratica meditativa.
La mindfulness non è una tecnica, bensı̀ un’abilità che va coltivata con impegno e costanza. Definita da Jon Kabat-Zinn (1990) come “la consapevolezza che emerge prestando attenzione intenzionalmente, al momento presente e in modo non giudicante al presentarsi dell’esperienza momento per momento”, non è difficile intuire come coloro che soffrono del disturbo ossessivo compulsivo presentino un’importante difficoltà nel mettere in pratica quest’abilità.
Essere consapevoli prevede che ci si ricordi di esserlo; a tal fine risulta fondamentale riservare uno spazio ampio all’apprendimento della pratica meditativa. Ogni seduta del programma prevede l’introduzione e l’insegnamento di meditazioni specifiche a supporto del tema affrontato. Come ogni protocollo basato sulla mindfulness, anche l’MBCT for OCD prevede la condivisione di pratiche formali ed informali. Diversamente dalle comuni e ormai diffuse meditazioni originate da Jon Kabat-Zinn (1990) nel suo protocollo sulla gestione dell’ansia e riduzione dello stress, l’MBCT for OCD prevede l’insegnamento di nuove e specifiche pratiche adattate al problema ossessivo-compulsivo.

L’autore del programma, il dott. Fabrizio Didonna, infatti, introduce in ogni incontro meditazioni ed esercizi a supporto del razionale del tema affrontato. Vengono dunque condivise pratiche di consapevolezza sul corpo e sulle sue sensazioni fisiche, pratiche sulla focalizzazione emotiva e pratiche sulla consapevolezza dei pensieri.

Lo scopo di tali pratiche è rendere il partecipante sempre più consapevole verso se stesso e la propria esperienza corporea, fisica ed emotiva, permettendogli di entrare in relazione con essa in un modo nuovo: aperto, curioso, accettante e non giudicante.

Tutti i partecipanti al gruppo sono provvisti del materiale necessario per meditare, sia in gruppo durante la seduta, sia individualmente nelle proprie case.
E’ previsto il rilascio delle tracce audio di tutte le meditazioni condivise durante il programma e degli Handout, schede riassuntive e di monitoraggio, a supporto, rispettivamente, dell’apprendimento e della pratica.

BIBLIOGRAFIA

  • Didonna, F. (2008). Manuale clinico di mindfulness. Milano: Franco Angeli.
  • Didonna, F. (2018). Mindfulness-Based Cognitive Therapy for Obsessive-Compulsive Disorder. New York: The Guilford Press.
  • Didonna, F., Lanfredi, M., Xodo, E., Ferrari, C., Rossi, R., & Pedrini, L. (2019). Mindfulness- based Cognitive Therapy for Obsessive-Compulsive Disorder. A Pilot Study. Journal of Psychiatric, 25 (2), 156-170.
  • Gilbert, P. (2010). Compassion Focused Therapy: Distinctive Features. London: Routledge.
  • Hayes S.C., Strosahl, K.D., & Wilson, K.G. (2012). Acceptance and commitment therapy: The process and practice of mindful change (2nd ed.). New York: The Guilford Press (trad. it. ACT: Teoria e pratica dell’Acceptance and Commitment Therapy, ed. it. Maffei C., Milano: Raffaello Cortina, 2013).
  • Kabat-Zinn, J. (1990) Full catastrophe living: Using the wisdom of your body and mind to face stress, pain and illness. Dell, New York. Trad. it (2002).Vivere momento per momento. Corbaccio, Milano.
  • Segal, Z.V, Williams, J. M. G., & Teasdale, J. D. (2014). Mindfulness. Al di là del pensiero, attraverso il pensiero. Torino: Bollati Boringhieri editore.

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