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Quando il corpo parla. Scopri di più nell’approfondimento della dott.ssa Silvia Corvetto.

Il termine “psicosomatico” veniva introdotto nel 1818 dal medico tedesco e docente di psichiatria a Lipsia, Johann Christian Heinroth e riproposto più compiutamente nel 1824 da Friedrich Groos. Groos riteneva che le malattie rappresentassero gli effetti somatici delle passioni e delle emozioni negative. Tale idea venne in seguito sviluppata dallo psichiatra inglese Henry Maudsley all’alba della psicoterapia moderna. Così egli scriveva nel 1876: «Se l’emozione non è scaricata all’esterno con l’attività fisica o con una idonea azione mentale, essa agirà sugli organi interni alterandone le funzioni», anticipando singolarmente l’idea psicoanalitica di sintomo da conversione somatica.

Oggi con il termine “psicosomatica” si fa riferimento a un campo a cavallo tra medicina e psicologia che indaga la relazione mente-corpo, ossia il collegamento che vi è tra la sintomatologia fisica e il mondo emotivo ed affettivo della persona. In modo più specifico, questa branca di studio si occupa di comprendere gli effetti che a volte i nostri pensieri – e il nostro mondo interno più in generale – producono sul corpo, “sfogandosi” attraverso una sintomatologia di tipo fisico, che può arrivare anche ad essere invalidante.

Sempre più spesso, infatti, nell’ambito della psicoterapia si incontrano persone che lamentano disagi fisici non spiegabili con gli strumenti di indagine della medicina; tali persone, di frequente, prima di iniziare un percorso di psicoterapia si sono già rivolte alla medicina tradizionale per cercare cosa non va a livello fisico. Talvolta nella pratica clinica i dolori e le tensioni che le persone presentano sono la conseguenza di un mondo emotivo sofferente. Alcune volte i disturbi psicosomatici si possono considerare veri e propri disturbi fisici che comportano danni a livello fisico e che molto spesso sono causati o aggravati da fattori emotivi. 

Parlando di disturbo psicosomatico si fa riferimento alla risposta fisica ad un disagio psicologico, che può avvenire in conseguenza ad eventi stressanti come ad esempio lutti, gravi incidenti, separazioni, problemi in famiglia, al lavoro o a scuola. I sintomi psicosomatici sono il risultato di ansia, stress, disagio, paura, sovraccarico che arrivano a iperattivare il fisico. È come se il corpo diventasse il luogo di espressione del malessere emotivo, psicologico o relazionale. Generalmente i sintomi psicosomatici si manifestano a livello muscolare, respiratorio, cardiaco, gastrointestinale, dermatologico.

Questa sintomatologia non deriva né da una condizione medica generale, né dagli effetti diretti di una sostanza, ma dalla presenza di un disagio psichico che non riesce a manifestarsi altrimenti. Quando il corpo “parla” da voce a ciò che la nostra mente non riesce ad accettare o comunicare liberamente, trasformandolo in malessere fisico e generando così sintomi psicosomatici.

Qual è dunque il modo migliorare per affrontare i sintomi fisici dovuti ad un disagio psichico?

La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT; Cognitive Behavioral Therapy) rappresenta una buona alternativa all’utilizzo di farmaci, dopo aver ovviamente escluso cause organiche ed aver svolto gli accertamenti medici. La CBT lavora sulla riduzione della sintomatologia, aiutando la persona a guardare alle cose attraverso altre prospettive. Sempre più spesso vengono utilizzate terapie di terza generazione come la Mindfulness e l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy).

Oltre al lavoro sulla problematica del qui e ora, è molto importante in psicoterapia lavorare sulle ricadute, aiutando la persona a riconoscere i processi che hanno portato alla generazione della sintomatologia, così da riconoscerli per tempo ed affrontarli.

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BIBLIOGRAFIA

  • P. Porcelli. Sviluppi contemporanei della psicosomatica (2021). Ed. Franco Angeli.
  • U. Piscicelli. Introduzione alla psicosomatica (1998). Ubaldini editore.

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